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Ho tutto ma non riesco ad essere felice

pubblicato il 9 novembre 2018

Ho tutto ma non riesco ad essere felice”. Questa è una frase che sento molto spesso, soprattutto da persone attorno ai 40-45 anni. Uomini e donne, indistintamente, che hanno lavorato tutta la vita per costruire il loro sogno, il loro progetto. Ora si trovano in una fase in cui hanno appena acquistato la casa per la vita, i bambini vanno a scuola, lavorativamente riescono ad essere abbastanza stabili, hanno estinto un finanziamento che gravava sulle loro teste, e quindi si trovano in una situazione di tranquillità.

Tuttavia, non riescono ad essere felici. Spesso, questi, mi dicono:” i miei amici, i miei conoscenti, guardando la mia vita, farebbero carte false per avere la mia situazione economica, per avere la mia casa, per avere il mio partner, mia moglie o mio marito, per avere una “famiglia del Mulino Bianco”, con un figlio/a o più in salute”. Si trovano in questa strana situazione: da un lato sanno che quello che hanno è giusto, è quello che volevano, e dall'altro non riescono a concepirlo come realtà. Si chiedono: “Perché non riesco ad essere felice?”, ed hanno una paura tremenda a dirlo, perché non riescono a capire da dove arrivi questa infelicità. Si convincono che, se mai dovessero parlare di questa loro infelicità, qualcuno direbbe loro che sono matti, che c'è qualcosa che non va in loro.

CHE COSA SUCCEDE, PERCHÉ QUESTE PERSONE SI TROVANO IN DIFFICOLTÀ?

Perché hanno costruito tutto il loro sogno, e si ritrovano a non sognare più: si sono creati la loro vita. Peccato che questo sogno non fosse probabilmente il loro. Può esser stato determinato dal retaggio culturale, familiare, dalla società, e quindi hanno lavorato tutta la vita per un qualcosa che credevano fosse giusto, senza mai chiedersi davvero se fosse questo quello che volessero, che desiderassero e per cui poi fossero disposti a fare tutti questi sforzi. Si trovano pertanto in una situazione di grande conflitto, di grande delusione: hanno paura a dirselo. Inizia ad agire quindi una serie di comportamenti tendenzialmente a rischio: c'è chi tradisce, c'è chi rischia di mandare all’aria il lavoro nel tentativo di cambiare vita, c'è chi smette di curarsi dei figli e si butta negli interessi personali, dalla musica allo sport, e c'è invece chi invece piange da solo nella sua solitudine, nella sua incomprensione, spaventato dal fatto che dire ad alta voce di questa difficoltà potrebbe renderlo matto, o farlo additare tale dagli altri.

COME PUÒ ESSERE UTILE ALLORA LA PSICOTERAPIA, UN PERCORSO ATTO A RITROVARE L'EQUILIBRIO?

Il passaggio attuato, come suggeriscono molti autori, è quello di liberarsi dalla “personalità infantile”, nel tentativo di fare spazio alla personalità adulta.

Il concetto di “personalità adulta” consiste nella capacità di riuscire a manifestare con chiarezza i propri bisogni, nel riuscire a definire quali sono le proprie volontà, le proprie necessità, anche al netto del contesto che ci circonda e della rete che abbiamo creato: la famiglia, sia di origine che la famiglia nucleare, ad esempio le necessità dei figli, del coniuge, quelle personali e quelle degli altri.

Può essere che non esista alcun equilibrio completamente soddisfacente. A quel punto dobbiamo riuscire ad essere consapevoli che talvolta siano necessari dei compromessi. Al tempo stesso, dobbiamo tentare di riuscire a ritagliarci uno spazio in cui siamo in grado di parlare a noi stessi, di mettere insieme quali siano le necessità personali, i bisogni, rispetto anche a quelli altrui. Diventa un processo quasi spontaneo quello dello sviluppare una personalità adulta, senza necessariamente inseguire il “sogno del Mulino Bianco”, che altro non è che il sogno di qualcun altro. Perché, purtroppo, alle favole credono solamente i bambini.

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