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Rimanere insieme per i figli è un bene o un male?

pubblicato il 19 novembre 2018

Siamo rimasti insieme per i figli, se non ci fossero stati i figli ci saremmo già separati”.

Queste sono due frasi che esprimono un concetto molto frequente all'interno della terapia di coppia e che rappresentano un grande problema di presupposto per il funzionamento e la felicità della coppia stessa. Ciò che madre e padre esprimono con quella frase rappresenta infatti un problema rispetto la strutturazione delle basi su cui la coppia si costruisce o si ricostruisce.

Quali possono essere i presupposti di condivisione di sentimenti con una persona se l’unico elemento che mi lega a lei è il fatto che abbiamo procreato?

Oltre a questo aspetto del problema un altro interessante e che mi interessa qui approfondire è il punto di vista dei figli, ciò che sono costretti a vivere e che diventa per loro deleterio. Innanzitutto, viene attribuita loro una responsabilità troppo grande, tendenzialmente verso un minore. Una delle situazioni più frequenti è infatti investire il figlio di questa responsabilità, gli viene fatto percepire che i genitori stanno ancora insieme esclusivamente perché lui è ancora piccolo. Questo non viene generalmente espresso a voce ma meta-comunicato attraverso la distanza percepita dei genitori, il bambino svolge le attività consuete con un solo genitore in assenza dell’altro oppure avverte conflittualità genitoriale perenne. Egli si sente quindi investito di questa responsabilità e questo determina un’influenza negativa sullo sviluppo del bambino.

Sono infatti evidenti bambini che dimostrano meno dell’età che hanno, questi hanno infatti imparato che più loro sono e rimangono piccoli più la relazione tra i genitori è sicura, solida, certa. Questo è un buon esempio per spiegare come le relazioni tra genitori possono determinare l’insorgenza di sintomi o comportamenti disfunzionali e minare quindi il benessere dei figli.

Un successivo aspetto problematico è il rischio di sviluppare risentimento o vero e proprio odio nei confronti del figlio perché responsabile dell’infelicità perché visti come catene, una palla al piede dei carcerati. Questo sentimento negativo può aumentare quando il figlio crescendo deluderà inevitabilmente i genitori come altrettanto inevitabile parte del progetto di crescita del bambino. Questo può provocare nel genitore un ulteriore risentimento il quale potrebbe pensare che oltre ad essersi sacrificato per il figlio dando a quest’ultimo tutto ciò che aveva ora lo delude dimostrando l’inutilità dei sacrifici fatti.

Il figlio quindi, oltre ad essere il responsabile e protagonista, dal punto di vista genitoriale, della loro relazione diventa anche responsabile della loro infelicità e questo genera ovviamente sentimenti drammatici, difficilissimi da portare con sé, che alterano inevitabilmente le relazioni padre, madre ma anche quelle con il figlio, quindi un fallimento totale.

 

 

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