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Come superare una crisi di coppia

pubblicato il 23 novembre 2018

Come si fa ad affrontare una crisi di coppia e innamorarsi di nuovo del proprio partner? Come si fa a ritrovare la felicità e la complicità? Come si fa a stare di nuovo bene con l’altra persona?

Queste sono domande che spesso mi vengono fatte ed ognuna richiede una sua specifica risposta entro ogni specifico caso. C’è un presupposto fondamentale a tutto questo, la conditio sine qua non del suo raggiungimento: nel momento in cui una coppia decide di voler tornare ad essere felice, decide di ricostruire, deve volere innanzi tutto lavorare affinché non venga delusa. Molte coppie che arrivano in terapia dicono:” abbiamo provato di tutto, ci impegniamo, magari andiamo bene qualche giorno ma poi tutto si assopisce, torna alla normalità e ci rende infelici”. Nel percorso di consultazione quindi inizio a comprendere quali sono le dinamiche e le modalità di funzionamento di queste coppie e generalmente emerge una costante: queste coppie sono più concentrate ad illudersi piuttosto che lavorare per stare insieme.  Ciò significa che quando una persona prova a ricostruire la propria relazione deve innanzitutto partire dall’accettazione del partner, cosa faticosa. Molte volte invece ciò che succede è associare il ricostruire ad una verifica, un giudizio.  

Prendiamo ad esempio una coppia, la moglie dice al marito che non può farsi carico da sola di tutte le faccende domestiche, tutto sulle sue spalle. Chiede quindi al marito di sparecchiare la tavola e stendere i panni, oltre che portare la spazzatura (compito generalmente associato al genere maschile, come il cambio d’olio). L’uomo della coppia il giorno successivo inizia a svolgere le mansioni dettate dalla donna, sparecchia i piatti, carica la lavastoviglie, un giorno però, dovendo fare alcune commissioni, si dimentica. Quindi iniziano le delusioni. Questo funzionamento mentale porta inevitabilmente a puntare la luce esclusivamente sull’elemento mancante, ovvero il non aver svuotato la lavastoviglie. Allo stesso modo, l’uomo potrebbe aver fatto delle richieste alla donna come fare più cose insieme. La coppia quindi per qualche weekend passa del tempo insieme, ma al quarto sabato la donna va dalla madre perché ha bisogno della figlia per un favore. L’uomo invece che vedere ciò che è accaduto durante i weekend precedenti e la volontà di fare qualcosa insieme, imputa alla donna di tenere di più alla suocera che a lui. Questo atteggiamento quindi cancella, dal punto di vista di entrambi, ogni tentativo di ricostruzione della coppia e della felicità perché tutto viene ricondotto al passato. Ci si mette infatti in una condizione di giudizio come se l’altro dovesse dimostrare di essere degno di valere, di voler stare con l’uomo o la donna. Per questo motivo si è più impegnati a illudersi che ad essere felici, perché ci si mette in una condizione in cui l’altro deve dimostrare quando, in realtà, la cosa fondamentale è che entrambi siano di supporto per l’altro e cerchino di ricostruire.  Entrambi siano in una condizione in cui non c’è giudizio ma c’è la volontà e l’esplicitazione della volontà stessa di provare a tornare ad essere felici e di stare insieme. Il comportamento dell’altro prima o poi sarà deludente ed in una posizione giudicante verrebbero cancellati anche i tentativi positivi da questa ennesima delusione.

È necessario invece guardare tutto quello che c’è stato e che ci sarà, partendo dal presupposto che comunque nel momento di ricostruzione la volontà di ripartire non deve mai essere messa in dubbio perché in tal caso ci si espone inevitabilmente al fallimento.

 

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