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Separazione: non rendere i figli protagonisti

pubblicato il 8 febbraio 2018

Stai affrontando una separazione e ci sono dei figli coinvolti? 


Il tema della separazione è un tema complesso, su cui è stato scritto e detto tantissimo. Con questo contributo non voglio fare un ragionamento ad ampio raggio sulla separazione e sul coinvolgimento dei figli, ma voglio riflettere sullo scenario che, dal mio punto di vista, è il peggiore in assoluto, ovvero, la separazione che rende i figli protagonisti.


Molte volte in questa stanza capita di sentir dire, a genitori che hanno scelto di separarsi, che è stata concordata una versione, con l’obiettivo di muoversi nella direzione giusta rispetto al far vivere e “digerire" la situazione ai figli. 


Ciò di cui non si accorgono è che spesso la motivazione che viene data è una motivazione che da un lato (giustamente) non deve spiegare in toto ogni dinamica e ogni comportamento che ha portato i genitori a questa scelta, ma dall’altro (erroneamente) non deve neanche essere accusatoria o in qualche modo far sentire (e di conseguenza rendere) i figli protagonisti e responsabili della separazione stessa. 


Motivazioni come “non ci siamo più trovati d'accordo sulla vostra educazione”, piuttosto che “non siamo più stati d'accordo su ciò che era giusto fare per voi” spesso diventano spiegazioni di buon senso che in realtà generano enormi problemi, poiché costringono i figli ad assumere una posizione da protagonisti all'interno di una dinamica puramente di coppia. 


Poiché, ovviamente, il lato genitoriale dovrebbe essere mantenuto nonostante la separazione, motivazioni come queste portano i figli a dover agire un comportamento, o per uno o per l’altro genitore, in quanto coinvolti all'interno delle decisioni che di fatto gli adulti hanno già preso.


Nel momento in cui ci si trova a dover affrontare una separazione e sia ha la volontà di andare a tutelare i propri figli la cosa migliore da fare è sicuramente quella di chiedersi “ciò che sto spiegando, ciò che sto dicendo, le motivazioni che adduco alla decisione, anche se questa è unilaterale (cioè arriva, solamente da uno dei due dei partner) rende protagonisti i miei figli? In un qualche modo li fa sentire responsabili di quello che stiamo agendo? Di quello che stiamo facendo? Potrebbe portarli a sentirsi coinvolti nella decisione che abbiamo preso o permette loro di rimanere in una posizione più “distante”, nella quale sono in grado di capire che i loro genitori, in termini di coppia smetteranno di esistere, ma il piano genitoriale verrà preservato?” 


Se la risposta ad una di queste domande (tranne l’ultima) domanda è “si”, allora ci troviamo potenzialmente di fronte ad una situazione particolarmente complicata.

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