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Ludopatia: la relazione di coppia del giocatore

pubblicato il 31 maggio 2018

Gioco d’azzardo, ludopatia, macchinette, gratta e vinci, scommesse sportive, superenalotto sono termini che si sentono sempre più spesso e che impattano fortemente sulla nostra vita. 


Non è difficile pensare a qualcuno che conosciamo che gioca, che magari compra qualche gratta e vinci di troppo, che si fa scappare la mano con le scommesse sportive della domenica.


Si sente anche di persone che hanno perso tutto o che magari si sono indebitate fino al collo per continuare a giocare, o ancora, che hanno chiesto l'aiuto della famiglia, che gliel'ha dato e che a sua volta ha contratto dei debiti per riuscire a pagare quelli del giocatore.


Di teorie sulla ludopatia ne esistono tantissime, esistono anche centri specializzati deputati principalmente alla cura di questo tipo di dipendenza, quindi questo non è il tema di riflessione di oggi.


Oggi vorrei riflettere su un aspetto molto preciso della ludopatia: la relazione di coppia del giocatore, e lo faccio attraverso tre situazioni che mi sono capitate questo mese.


I giocatori che si sono rivolti a me erano tutti accomunati da una situazione familiare particolare; tutti nella loro organizzazione di vita avevano una alterazione forte della relazione con il proprio partner e la cosa ancora più interessante è che nessuno di loro, nonostante il partner sapesse del gioco, era stato in grado di condividerlo, ma anzi, lavorava attivamente per nasconderlo ed il partner lavorava altrettanto attivamente per riuscire a far finta di nulla


La cosa ancora più forte è stata che  tutti e tre hanno fatto passare un messaggio velato (in alcuni casi neanche troppo) per cui il gioco era diventato una specie di ripicca, una vendetta, nei confronti del partner che era considerato colpevole di una mancanza. 


Mi è capitato quindi di sentire “gioco con i suoi soldi perché tanto lui è sempre a lavoro e quindi almeno me li godo”, “gioco per riuscire ad attirare la sua attenzione”, “gioco per i dispiaceri che mi ha dato”, “gioco perché almeno di questo poi si accorge”.


Ovviamente non voglio ridurre il tema della dipendenza alla mera conflittualità di coppia o ad una tensione familiare, ma il significato relazionale che assume il gioco, sia nello sviluppo della dipendenza, che nel suo mantenimento, non deve essere sottovalutato.


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