Cambiare crea dipendenza! Questa affermazione un po’ provocatoria è estremamente vera dal mio punto di vista.

Quando il paziente si approccia alla terapia e sceglie di iniziare un percorso, solitamente arriva con un problema o con una difficoltà, qualcosa che richiede l’aiuto di un professionista esterno, di una seconda persona che diventa facilitatore del pensiero, del ragionamento, che permetta di riuscire a trovare il bandolo della matassa per andare oltre.

La cosa interessante è che mano a mano che si va a spacchettare la vita della persona, scoprendo anche tutta una serie di risvolti che forse lei stessa non aveva considerato, si innesca un processo per cui si continua a cambiare. 

Si inizia a cambiare e poi si prosegue sempre più velocemente. Si arriva in terapia, per esempio, per sistemare la relazione con il proprio partner o per superare degli attacchi di panico e magari ci si trova anche a lavorare su come migliorare il rapporto con i figli o su come cambiare la propria situazione lavorativa.

Cambiare crea dipendenza, perché in tantissime situazioni, le persone che si sono sedute nella mia stanza di terapia si sono scoperte capaci di cambiare, hanno ritrovato agency, cioè consapevolezza e capacità di azione di fronte alle difficoltà, al punto tale che di fatto hanno continuato a sviluppare cambiamento senza più fermarsi.

Cambiare crea dipendenza, ma è una dipendenza sana!

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