Come si chiude una psicoterapia? Chi decide di chiuderla, il paziente o il terapeuta? Partiamo da un presupposto: la terapia può essere interrotta in qualsiasi momento da entrambi poichè non ci sono vincoli; è un diritto

del paziente interrompere la terapia ed è dovere del terapeuta farlo se si verificano determinate circostanze.

Sono tre le situazioni in cui ci si può trovare a chiudere una terapia:

  • la più auspicabile è quella per cui il paziente porta un problema/una domanda/un sintomo in terapia, questo viene approfondito, vengono scandagliati anche altri aspetti della vita del paziente finchè si arriva ad una conclusione di cui paziente e terapeuta sono soddisfatti e si decide dunque di concludere il percorso, diradando gradualmente gli appuntamenti fino a salutarsi. Dopo 6-7 mesi si può fissare un incontro di follow up per osservare in che modo il paziente è andato avanti nel suo percorso;
  • può poi accadere che il paziente si senta soddisfatto dei risultati raggiunti su un fronte e che non voglia proseguire con l’approfondimento di altri aspetti nonostante il terapeuta lo ritenga utile. Anche in questo caso si può fissare un incontro di follow up dopo 3-4 mesi;
  • nell’ultimo caso può succedere che il paziente non sia soddisfatto del percorso proposto dal terapeuta (per modalità o tempistiche o perchè gli pare di non arrivare ad una risoluzione del problema) oppure che il terapeuta si renda conto, fatto un certo tipo di percorso, di non poter fare di più, di non poter andare oltre. Questo è sempre il caso meno auspicabile anche perchè obbliga il terapeuta ad accettare una sorta di fallimento.

 

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