Oggi diamo qualche informazione sulla claustrofobia. Ho già parlato precedentemente dell’agorafobia e ho spiegato le principali caratteristiche. La claustrofobia è il suo opposto o meglio come suggerisce il termine “claustro”, che proviene da “claustrum”, che è etimologicamente “chiostro” consiste nella paura degli spazi chiusi è una patologia di tipo ansioso quindi porta con sé tutti i sintomi che sono tipici dell’ansia e degli attacchi di panico quindi una sensazione di agitazione, paura di impazzire, il bisogno di scappare ed evadere, di uscire. La claustrofobia è meno frequente dell’agorafobia tuttavia ha una discreta incidenza sulla popolazione. Diciamo che la claustrofobia consiste nella paura di rimanere negli spazi chiusi, non solo in termini fisici ma anche in termini relazionali. La paura è di rimanere in relazioni eccessivamente invischianti, strette e richiestive. Allo stesso modo lo possono essere gli spazi quindi tutti quei contesti in cui le persone vivono. I principali disagi provati possono essere ad esempio le gallerie, piuttosto che l’ascensore o tutti i contesti e situazioni in cui sentono una sensazione di chiusura e hanno la certezza di essere impossibilitati a scappare, sottrarsi nel caso in cui ne avessero bisogno. Questo è il motivo per cui talvolta i claustrofobici hanno paura anche di prendere mezzi di trasporto quali ad esempio l’aereo, questo non perché hanno paura dell’altezza o di volare ma perché temono e hanno la certezza di non poter scappare e di non potersi sottrarre dalla situazione nel momento in cui ne sentissero il bisogno e questo ovviamente li porta a vivere delle situazioni di rifiuto, evitamento, allontanamento. Temono di essere derisi, di stare male di fronte alle persone e temono anche di non poter scappare e di perdere il controllo della situazione.

 

 

 

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