Abbiamo già approfondito come la nascita di un bambino porti a cambiamenti enormi nella vita della coppia e soprattutto della madre, la prima a sperimentare le trasformazioni legate al corpo e all’umore. Insonnia, nausee, umore ballerino, i primi calcetti, l’incapacità di trattenere la pipì sono tutte esperienze che fa la donna in prima persona e che il partner vive solo di riflesso: il parto e i primi giorni di vita portano poi con sè grandi sfide che, ancora una volta, mettono a dura prova prima di tutto la neomamma. Per questo motivo la depressione post parto è uno dei rischi cui potenzialmente ogni donna può essere esposta. Spesso questa patologia viene confusa con il babyblues.

Il babyblues è un insieme di emozioni come irritabilità, tristezza, scoppi di pianto, alterazione dell’appetito e del sonno, che di solito accompagnano il primo mese dopo la nascita e consistono in un pacchetto di sintomi che sono filo depressivi ma che sono presenti per un brevissimo periodo di tempo e si risolvono autonomamente. La depressione post parto è invece una depressione che condivide in tutto e per tutto i sintomi della depressione maggiore classica con unica differenza: si sviluppa a seguito della nascita di un figlio. I sintomi somigliano molto a quelli del babyblues ma sono amplificati e possono degenerare in pensieri di morte, sensazione di vuoto, isolamento, insonnia con una durata e intensità molto diversa da quelli del babyblues. La depressione post parto, per essere definita tale, deve comparire nel primo anno di vita del bambino e trascinarsi molto più a lungo di quanto accade con i sintomi da babyblues.

Come dicevo tutte le donne sono potenzialmente esposte a questa patologia anche se esistono fattori di rischio personali che possono contribuire. Una familiarità con la depressione o l’accadere di eventi traumatici legati alla gravidanza e al parto possono aumentare la probabilità di sviluppare la depressione post parto ma ci sono talmente tante variabili che è impossibile prevedere con anticipo e certezza l’insorgere della patologia.

La depressione post parto va riconosciuta soprattutto da chi sta vicino alla neo-mamma (partner, genitori, amici) e va presa in carico quanto prima. Ci si può rivolgere a centri specializzati, ad uno psicoterapeuta, alle unità operative ative negli ospedali e nei consultori; spesso già durante il corso preparto i futuri genitori vengono informati riguardo questa patologia e indirizzati verso centri o persone che possono essere d’aiuto all’insorgere dei primi segnali. Una presa in carico repentina e tempestiva determina una più veloce ed efficace risoluzione mentre, come abbiamo visto parlando anche di altre patologie, la cronicizzazione di un problema determina una remissione molto più lunga.

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