Come si fa a parlare di sessualità ai propri figli? Quali possono essere le conseguenze dell’assenza di un’educazione alla sessualità durante la vita adulta? C’è un’età giusta per iniziare a parlare di sessualità?

Partiamo col dire che l’educazione alla sessualità ha inizio da subito: il genitore dovrebbe saper rispondere da subito alle domande e alle curiosità dei figli, che iniziano molto presto (già intorno ai due anni).

I contesti in cui è necessario fornire un’educazione alla sessualità sono due, casa e scuola. In casa non si deve trovare un momento formale in cui iniziare a rispondere alle domande ma assecondare fin da subito le richieste e le curiosità del bambino modulando, chiaramente, le risposte in base all’età. Attenzione, non vanno inventate storielle nemmeno con i più piccini nè andrebbero utilizzati termini inappropriati come “patatina” e “pisellino”; questi termini, infatti, sono utili a mascherare l’imbarazzo dell’adulto, non a soddisfare la naturale e sana curiosità del bambino! Chiaro è che non si può parlare di rapporti sessuali ad un bambino di due anni ma non perchè questo sia un tabù, semplicemente perchè il bambino non riuscirebbe a capire. Man mano che i bambini crescono si possono aggiungere dettagli sempre in funzione della comprensione e dell’età del bambino. Se ci si rende conto che una domanda posta dal proprio figlio in merito alla sessualità mette a disagio non si è obbligati a rispondere immediatamente inventando storielle, è molto meglio prendersi del tempo dicendo al bambino che in quel momento non si conosce la risposta e che si ha bisogno di un paio di giorni per documentarsi. La risposta poi va data davvero e deve essere chiara e soddisfacente per il bambino. Per quanto riguarda la scuola invece sì, bisognerebbe parlare di un vero e proprio iter formativo, di un’educazione più nozionistica.

Ma quali sono le conseguenze di un’educazione sessuale fatta male o non fatta? Sicuramente la prima è che nostro figlio, una volta adulto, potrebbe sentirsi in imbarazzo a rispondere, a sua volta, alle domande dei suoi figli ma ancor peggio potrebbe accadere che si ritrovi bloccato, a disagio nel vivere una sessualità di cui non ha ben chiari i contorni. Molti dei disturbi sessuali, come ho già avuto modo di spiegare, sono proprio figli di una rigidità a livello mentale, di tutta una serie di tabù e paure che sono legate ad una rigida o assente educazione alla sessualità e all’affettività. L’educazione sessuale non è come la favola di Babbo Natale: se in questo caso quando ne scopriamo “l’inganno” siamo comunque grati ai nostri genitori di averci fatto vivere la magia, nel caso dell’educazione sessuale rendersi conto di non averne ricevuta alcuna può farci sentire giustamente arrabbiati.

L’educazione sessuale è una cosa molto seria e va fatta con coscienza, in un lavoro di squadra tra casa e famiglia: se l’educazione in famiglia sarà più destrutturata e seguirà esclusivamente le curiosità e le inclinazioni dei figli a scuola dovrà essere più nozionistica e andrà a colmare le lacune scientifiche dell’educazione casalinga. La regola numero 1, lo ripeto, è utilizzare sempre una terminologia corretta e non inventare favole ma spiegare la realtà in maniera adeguata all’età dei figli.

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