Oggi approfondiamo il discorso del no contact. In cosa consiste e quando funziona, quali possono essere le situazioni in cui applicarlo? Il no contact è una strategia relazionale, che solitamente viene attuata nel momento in cui si ha a che fare con le relazioni tossiche: un partner narcisista, un partner eccessivamente invadente, un partner manipolatorio. Questa azione consiste in una messa in salvo e viene attuata quando ci si rende conto che l’aspetto dialogico, quindi di confronto di dialogo, non è sufficiente per riuscire a tutelare se stessi, perché ci sono alcune ingerenze da parte dell’altro, perché c’è una fatica ad interrompere una relazione che ci rendiamo conto, soprattutto dal punto di vista cognitivo, essere tossica. Testa e pancia non vanno sempre d’accordo e la pancia continua a sperare ed ecco allora che il no contact diventa una strategia applicabile per mettersi in salvo. Come suggerisce il nome consiste nell’interruzione definitiva di qualsiasi tipo di contatto con il partner, l’interruzione di qualunque tipo di relazione, dalla telefonata al messaggio alla presenza sui social. Molte persone, quando provano e mettono in atto il contact, bloccano anche l’ex partner su tutti i social, sul telefono, sulla mail.

Il no contact si differenzia da un altro termine, che definisce un’altra strategia e che viene spesso utilizzato all’interno delle relazioni tossiche, ovvero il ghosting. La differenziazione è necessaria, perché solitamente il no contact viene applicato da colui/colei che si sente parte lesa all’interno della relazione, mentre il ghosting è una strategia attuata dal carnefice. Ulteriormente il no contact è un’azione che viene esplicitata al partner o all’ex partner, al contrario il ghosting non viene mai dichiarato, perché non ci si potrebbe dare alla macchia lasciando l’altro/a in questa situazione di confusione e di stordimento.

Quali sono le caratteristiche del no contact? Diciamo che ci vuole un periodo di latenza, definito in un certo numero di giorni perché le abitudini, i pensieri e la ristrutturazione mentale abbiano un senso e quindi abbia il tempo necessario per favorire questa trasformazione e andare a mitigare quella sensazione di contrasto che c’è tra la testa, quindi ciò che noi pensiamo sia giusto per noi, e la pancia, ciò che la pancia ci suggerisce o ci porta magari a fare. Questo periodo è solitamente stimato in 21 giorni, che è proprio il tempo necessario per potersi riadattare, per iniziare ad escludere l’altro dalla propria vita, per iniziare a dare nuovamente valore se stesso/a e riuscire a porsi nuovamente al centro della propria vita. Dopo di che ci sono tutte quelle caratteristiche che il termine stesso suggerisce, quindi rifiutare qualsiasi forma di contatto, vuol dire tutelarsi anche bloccando la persona in questione (questo per far sì che in alcuni momenti di debolezza magari non ci possano essere delle ricadute anche da parte nostra), in ultimo riuscire ad interrompere qualsiasi forma di comunicazione, come se questa persona non sia mai effettivamente esistita all’interno della nostra vita.

Ci sono anche però dei rischi che il no contact comporta, soprattutto nel momento in cui questo non viene applicato a dovere, ossia quando c’è un’interruzione nelle forme di comunicazione, quindi vengono rimbalzati tentativi di richiamo da parte dell’altro, come punto prevede la strategia, ma noi continuiamo a  cercare piuttosto che controllare quello che l’altro fa (controlliamo lo stato di whatsapp, andiamo a vedere sui social se ha pubblicato qualcosa,…) cioè da un punto di vista formale non ci sono effettivamente contatti ma nella nostra testa questo slot è ancora occupato, cioè lo slot relazionale è occupato dal controllare che cosa l’altra persona sta facendo, perché si interrompono le relazioni effettive con l’altro ma quelle mentali invece permangono anche perché noi sbirciamo, spiamo, guardiamo, controlliamo che cosa sta facendo l’altro. Questo non funziona altrettanto quando il no contact viene utilizzato come una strategia di contro manipolazione, ossia come una lotta di potere per dare uno schiaffo morale all’altro, farlo ridimensionare, fargli cambiare i comportamenti, fargli prendere un bello spavento e contemporaneamente sperare che questo torni trasformato, torni spaventato, torni più disponibile a cambiare e a trasformarsi per come noi desideriamo. In questo caso il no contact, anche se viene agito seguendo tutti i criteri, non può e non potrà mai essere efficace, perché di fatto no contact non è, nel senso che l’obiettivo ultimo del no contact è proprio quello di riuscire a liberarsi da una relazione tossica e non andarla a trasformare o rimodulare quindi non deve essere utilizzata all’interno di una lotta di potere ma come una strategia relazionale di interruzione dei contatti proprio per mettere in sicurezza noi stessi.

Questo è un po’ il sunto di quello che c’è da dire rispetto al no contact per provare a fare un po’ di chiarezza: interruzione totale dei contatti a due vie, quindi da un lato vengono eventualmente respinti i tentativi di contatto dell’altro ma noi stessi non andiamo a cercare, informarci o anche sulla sbirciare all’insaputa dell’altro; 21  giorni e un utilizzo rivolto a se, cioè in funzione di mettere in sicurezza se stessi non  all’interno di una lotta di potere per andare a rimodulare o tentare di cambiare per l’ennesima volta il comportamento dell’altro.

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