Qual è il ruolo che lo psicoterapeuta deve assumere all’interno della stanza di terapia e qual è l’impatto della relazione terapeutica sull’esito del percorso?

 

Esistono diverse teorie e numerose discussioni, alcune anche molto animate, riguardo a qual è l’orientamento teorico più indicato per trattare un particolare tipo di disturbo. C’è un tentativo all’interno del mondo accademico e del mondo scientifico che cerca di evidenziare le bontà di un approccio teorico o di alcune metodologie, nel trattare un particolare tipo di disturbo, piuttosto che un altro.

 

Una cosa però su cui tutti sono d’accordo, indistintamente dall’approccio teorico, è l’importanza della relazione terapeutica e del ruolo che lo psicoterapeuta deve assumere all’interno della stanza di terapia.

 

La relazione terapeutica è una condizione sine qua non, determinante, per il buon esito della terapia.

 

Indipendentemente da quale possa essere l’approccio teorico del terapeuta, se questo non è in grado di strutturare e portare avanti nel corso dell’intera durata della terapia una buona relazione terapeutica, allora il percorso difficilmente porterà a degli esiti positivi.

 

Proviamo allora a chiarire quale dovrebbe essere il ruolo che lo psicoterapeuta deve assumere e proviamo a farlo attraverso uno spunto importantissimo che ha offerto Balint (per chi è avvezzo alla psicologia questo non è sicuramente un nome nuovo).

 

Questo autore dice che lo psicoterapeuta deve essere per il proprio paziente come una “sostanza primaria”, ossia deve essere in grado di fornire un supporto “non attivo”, ma presente, costante e perenne per tutta la durata del percorso.

 

Cosa vuol dire “sostanza primaria”?. Balint usa delle metafore per riuscire a spiegare questo concetto. Dice che lo psicoterapeuta deve essere come l’acqua per il nuotatore, deve essere in grado di sostenerlo, ma al tempo stesso di lasciarlo libero di esplorare e muoversi dove meglio crede. Deve essere come la terra per gli uomini, deve fornire un sostegno, un appoggio, ma al tempo stesso deve rendere liberi.

 

Balint dice che il bravo psicoterapeuta deve essere “sostanza primaria non attiva” o, in altri termini, deve essere presente sempre e comunque, senza instillare nella testa del paziente nulla di esterno, di non suo (del paziente), senza rischiare di costringerlo a muoversi nella direzione che il terapeuta stesso prevede, ma anzi deve essere in grado di sostenerlo e al tempo stesso lasciarlo libero di muoversi.

 

Questo concetto, secondo Balint, è uno degli elementi fondamentali nella costituzione di una buona alleanza terapeutica e questa, come dicevo, è una discriminante fondamentale per il buon esito della psicoterapia.

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