Lo psicoterapeuta, durante la terapia di coppia, dichiara se la coppia non ha speranze? Questa domanda mi viene spesso rivolta direttamente dalle coppie che si rivolgono a me per la terapia e il sottotesto, la vera domanda che la coppia vorrebbe porre è “dottore ma dobbiamo stare insieme o no?“.

Partiamo da un presupposto: la terapia si basa sulla sospensione del giudizio, sull’ascolto attivo. Il terapeuta non giudica personalmente ciò che il paziente coppia porta in terapia ma cerca di individuare le problematiche, comprenderne le cause e capire quale o quali siano le strade per risolvere queste problematiche. Non è quindi corretto aspettarsi che ad un certo punto il terapeuta dica “dovete stare insieme” o “dovete lasciarvi” perchè questo implicherebbe l’espressione di un giudizio. Oltretutto ciò che il terapeuta reputa giusto in ambito di relazioni potrebbe essere diverso da ciò che vale per la coppia e non ha senso che il terapeuta le espliciti.

Ciò che si fa solitamente in terapia è partire dai fatti e dire “per quello che posso vedere, per quanto ci siamo detti finora, questo è il cammino che consiglio di intraprendere”. Ciò che il terapeuta si chiede è piuttosto se lui (o lei) sia in grado di far emergere durante la terapia gli elementi necessari al percorso che ha in mente per il paziente (e questo vale per il paziente singolo come per la coppia).

L’unico momento in cui il terapeuta può intervenire in maniera netta è quando uno dei due membri della coppia può essere pericoloso per l’altro (o magari per i figli): in questi casi il terapeuta esce dal suo ruolo non giudicante perchè la priorità diventa l’incolumità del singolo.

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