Ho già trattato il tema del farmaco approfondendo vari aspetti. Necessario premettere che non sono pro o contro il farmaco, nel senso che in alcune situazioni il farmaco è necessario in altre è superfluo. Oggi voglio affrontare il tema del farmaco come una gabbia e questa cosa succede soprattutto nel momento in cui una persona prende psicofarmaci per molto tempo, per anni, per affrontare un periodo particolarmente brutto della vita. Questa persona ad un certo punto si rende conto di stare meglio, arriva alla convinzione di non aver più bisogno del farmaco, pensa di eliminarlo gradualmente ma non ce la fa. Questa persona inizia a pensare di posticipare la graduale riduzione del farmaco, oppure si accorge di assumerlo tutte le mattine e ne è diventato dipendente soprattutto dal punto di vista psichico quindi è convita che nel momento in cui sospende il farmaco allora tornerà a stare male. La persona non sa che fare, non si piace più, si sente quasi drogata perché non riesce a stare bene senza la pastiglia. La persona in questione non si sente “a posto” se non assume il farmaco la mattina e la sera. Si crea un circolo vizioso per cui la persona per poter stare bene ha bisogno del farmaco e al tempo stesso pensa che non dovrebbe più assumerlo, la persona si trova in gabbia. Il soggetto cerca quindi di iniziare una psicoterapia, cosa che magari in precedenza non aveva considerato, chiedendo al terapeuta un aiuto perché ha una paura terribile di sospendere il farmaco. In questo caso il lavoro terapeutico viene strutturato per rendere la persona sufficientemente stabile, equilibrata e cosciente delle proprie risorse in modo tale da andare a ridurre il farmaco stesso.

 

 

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Se le emozioni che proviamo ci impediscono di vivere come vorremmo, al punto da condizionare negativamente la nostra vita, è il momento di chiedere aiuto.








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