In un precedente articolo ho parlato della fase di consultazione e della restituzione ossia il termine ultimo che costituisce la fase di conclusione per poi iniziare il percorso psicoterapeutico. Durante la fase di consultazione le informazioni sono state raccolte e nella restituzione vengono riorganizzate in modo tale da renderle efficaci in un’ottica di cambiamento. I due elementi dell’organizzazione e quindi della struttura della restituzione sono la capacità di osservare l’aspetto micro quindi la situazione specifica e l’aspetto macro ovvero i sistemi che sono costitutivi della vita della persona e che hanno favorito l’insorgenza e il mantenimento del sintomo e del problema. Altri due elementi fondamentali sono la plausibilità della restituzione stessa e la sua capacità performativa. Questi non sono necessariamente degli aspetti strutturali cioè nell’organizzazione della restituzione quanto aspetti di forma e hanno un impatto incredibile sulla sua efficacia. La restituzione infatti ha lo scopo di permettere al paziente la comprensione del problema e dar lui un quadro più chiaro per poter permettergli di ottenere le prime risposte e un ordine mentale. Al tempo stesso la restituzione permette di indirizzare il paziente verso il cambiamento desiderato che sostanzialmente consiste nella risoluzione dei sintomi e nella ristrutturazione del sistema in modo che questi sintomi poi non si ripresentino. La plausibilità e la capacità perturbativa sono due concetti molto cari a qualsiasi terapeuta sistemico relazionale. La plausibilità riguarda la capacità della terapia e della restituzione di poter essere comprensibile al paziente offrendo un punto di vista diverso a cui il paziente non aveva mai probabilmente pensato. Deve quindi essere un punto di vista nuovo e al tempo stesso plausibile per il paziente. La restituzione deve anche essere perturbativa quindi capace di andare ad innescare nel paziente un cambiamento e installare un dubbio, un nuovo pensiero, un punto di vista diverso che in un qualche modo porta il paziente alla generazione di un cambiamento.

Molte volte la restituzione che viene offerta non è esattamente in linea con una descrizione piatta che il paziente si è già dato del suo problema. Il lavoro del terapeuta è quello di andare a riorganizzare i significati del sintomo, del problema e quindi poi poterli rendere malleabili in modo tale da trovare una nuova riorganizzazione e un nuovo equilibrio il più possibile armonioso. Per ottenere questo si deve passare necessariamente dalla tempesta, le prime gocce sono costituite dalla restituzione e dai suoi elementi plausibili ma perturbativi. 

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