Oggi parliamo della sindrome della crocerossina, anche chiamata sindrome di Wendy. Se avete visto Peter Pan vi ricorderete che Wendy è quella bambina leggermente più grande di Peter che si occupa un po’ di tutti sull’isola che non c’è, anche di custodire gelosamente l’ombra di Peter.

Da qui nasce la teorizzazione della sindrome della crocerossina, che non è una sindrome vera e propria ma il termine rende l’idea. La sindrome della crocerossina consiste in tutta quella serie di comportamenti di accudimento, attenzione, protezione e annullamento in funzione del benessere dell’altro. Ci sono una serie di comportamenti che chi soffre della sindrome della crocerossina mette in atto e c’è una prevalenza enorme nella popolazione femminile rispetto a quella maschile.

Sono sostanzialmente quattro le caratteristiche principali:

  • dedizione totale nei confronti della persona con la quale si ha una relazione o verso la quale sono rivolte le nostre attenzioni;
  • idea secondo cui una relazione significativa e importante deve costare cara, deve essere faticosa, richiedere impegno;
  • convinzione che gli altri non capiscano;
  • certezza che il proprio sacrificio faccia star bene l’altro.

Ci sono due caratteristiche intrinseche alla relazione che devono essere sottolineate: da un lato c’è una crocerossina, cioè una persona che ha inevitabilmente una personalità dipendente, che trova tramite l’aiuto e le attenzioni che da all’altro la propria realizzazione personale, dall’altro lato ci vuole una persona che ha bisogno, che è in difficoltà ad un qualche livello (economicamente, psicologicamente, fisicamente). Questo emerge dal fatto che le crocerossine sono portate a scegliere dei partner (sempre nel caso di relazioni sentimentali) che non riescono ad essere completamente autonomi e indipendenti.

Perché continuo a specificare “se si parla di relazioni sentimentali”? Posto che la sua massima espressione è all’interno della relazione sentimentale, è utile sapere che la sindrome della crocerossina non si agisce solo in quell’ambito ma può essere agita anche in altri tipi di relazioni: familiari quindi verso un parente generico, filiali o genitoriali, quindi rivolte verso un figlio, o rivolte verso una persona che viene riconosciuta come bisognosa d’aiuto.

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