Il 15 ottobre è stata la giornata internazionale del lutto perinatale, mi sento di condividere dal punto di vista di uno psicoterapeuta alcune informazioni e alcune riflessioni rispetto a questo evento poiché molto spesso si pensa essere una cosa lontana da noi, una cosa di cui non si parla e non si sente parlare.  Basti pensare che una gravidanza su cinque a un’interruzione nei primi tre mesi e arriva a 3 su mille nei successivi trimestri, questi sono dei numeri drammatici, numeri pesantissimi, vuol dire che nonostante si creda di non conoscere nessuno che ne ha sofferto in realtà una persona su cinque vive questo lutto

 

Eppure perché se ne parla così poco? Perché non si fa informazione? Perché di fatto ci sono due elementi che pesano gravemente su questa condizione, il primo è che la società non tratta il lutto perinatale come un lutto vero e proprio. Ciò significa che molto spesso quando si parla persone, quando si racconta il proprio dolore, riceviamo come risposta dei luoghi comuni, distanzianti, a volte risposte fredde. Mi è capitato di sentire ad esempio in terapia proprio frasi come “va beh vuol dire che la natura ha fatto il suo corso e che non era tempo” o “avrai modo di farne un altro” oppure “boh anche a me è successo poi vedrai che quando finalmente riuscirai ad avere tuo figlio di tutto questo ti dimentichi”. Queste ovviamente sono delle frasi agghiaccianti perché rubano un qualsiasi tipo di dignità ad un evento. Il fatto è devastante, è un lutto sia dal punto di vista del bambino che muore sia dal punto di vista dell’identità del genitore che si prepara ad esserlo o a ridiventare genitore e improvvisamente si trova privato di questo suo nuovo pezzo di identità.  Questo determina inevitabilmente che le persone che hanno sofferto un lutto di questo tipo, che hanno vissuto un’esperienza così drammatica non ne parlano perché “poi l’altro che cosa mi dice?” non ne parlano perché “e se poi mi devo sentire sminuito, aggredito, così denigrato?”, “cosa lo dico a fare? mi rinchiudo in me stesso, mi rinchiudo all’interno della mia coppia, mi richiudo nel mio mondo, isolato all’interno del quale il dolore”.

Il dolore di questo lutto si fa pervasivo, si fa fatica ad uscirne perché di fatto non se ne può parlare con nessuno, non si può condividere perché la società e le persone non lo legittimano. Di fatto, però, il lutto perinatale è un lutto tanto quanto qualsiasi altro tipo di lutto, è il lutto del bambino che muore, è il lutto dell’identità genitoriale, delle persone che lo vivono e dei genitori che speravano appunto d’iniziare un nuovo percorso di vita.

Il mio consiglio, la mia volontà, il mio monito è quello di sicuramente favorire le persone che hanno vissuto una difficoltà di questo genere, provare a parlarne, affrontarlo, elaborarlo. Ciò non vuol dire dimenticarlo ma trovare una connotazione sensibile all’interno della propria vita da questo punto di vista, riuscire a dedicare a questo il giusto spazio per poterlo affrontare e al tempo stesso proseguire con la propria vita. L’obiettivo dell’aiuto è non rimanere incastrati, ancorati e vincolati all’interno del dolore. Questo è un monito per le persone che affinché ci si possa impegnare tutti ad essere utili, riuscire ad accogliere, riuscire a non chiudere la porta sminuendo quello che queste persone hanno vissuto ma anzi accogliendo il dolore che, un evento di questo tipo inevitabilmente porta con sé.

 

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