Parliamo del paradosso, lato terapeuta, tra la comprensione del caso e la generazione del cambiamento quindi virtualmente della cura desiderata e ambita da parte della persona che arriva nella stanza di terapia. In precedenza ho già spiegato quali sono i ruoli dell’apprendimento e come passi tutto attraverso la comprensione e il cambiamento. Dal punto di vista del paziente la psicoterapia è sostanzialmente l’anello di congiunzione, l’anello mancante, tra la comprensione della situazione quindi poi il suo apprendimento e la sua spiegazione, la possibilità di chiarezza della situazione che ha generato il problema e poi il cambiamento a cui quella persona ambisce.  Dal punto di vista del terapeuta si innesca molto spesso un paradosso tra comprensione del caso quindi la spiegazione e la generazione del cambiamento desiderato nel senso che c’è una correlazione inversamente proporzionale tra quanto il caso appare chiaro e comprensibile più complicato è per il terapeuta generare un cambiamento ossia riuscire a creare un’idea, una visione e una spiegazione plausibile, legittima, alle orecchie e agli occhi del paziente così da facilitarlo nell’appunto raggiungimento dei suoi obiettivi. Significa che molto spesso la persona quando si siede all’interno della stanza di terapia inizia a presentare il suo caso e può essere che il caso risulti quasi prototipico, sembra molto spesso di leggere un manuale. Il paziente racconta quindi il problema in modo pressoché aderente a tutti i casi teorici che il terapeuta ha studiato sui libri, ha appreso dalla sua pratica clinica durante la scuola di psicoterapia per esempio. Molto spesso nel momento in cui la persona si è cristallizzata così su suo problema al punto che non è in grado neanche di fornire delle ipotesi più semplici rispetto quali possono essere le cause e le motivazioni, poi le soluzioni al problema che il terapeuta potrebbe trovare. Diventa complesso trovare qualcosa di pratico, concreto e credibile anche dal punto di vista del paziente al quale potersi agganciare per andare a generare un cambiamento poiché molto spesso la spiegazione che poi deriva dalla comprensione della situazione è una comprensione e una spiegazione che il paziente nega, rispetto la quale il paziente dice:” sicuramente non sarà così o meglio se fosse così ci sarei già arrivato da solo ma siccome non credo che questa cosa sia così non riesco a capirlo”. Il paziente si è quindi incistato dentro questo problema. Contemporaneamente per il terapeuta diventa molto complicato riuscire a trovare delle modalità e dei meccanismi che siano in grado di andare a disinnescare appunto il sintomo eventualmente risolvere la difficoltà che la persona si trova a vivere. Quindi lato terapeuta ci sono dei casi e delle situazioni che sono particolarmente complesse e difficili anche da capire che richiedono un lavoro di consultazione quindi di analisi preliminare molto complesso ma che al tempo stesso data la grande presenza di variabili al loro interno permettono dei margini di manovra, permettono di avere più stimoli e spunti che aiutano a far comprendere al paziente la situazione. Al tempo stesso infatti il paziente deve essere consapevole della complessità della situazione e così facendo è inevitabilmente più predisposto a un lavoro di ricostruzione che il terapeuta propone rispetto alle motivazioni che hanno generato il problema. Nel momento in cui invece il caso presentato è estremamente chiaro al paziente, quasi statico, per il terapeuta diventa facile da comprendere ma difficile da rendere plausibile alla persona che ha di fronte quindi al tempo stesso difficile innescare il meccanismo di cambiamento. È quindi questo il paradosso tra la comprensione e il cambiamento ossia questa correlazione inversamente proporzionale tra la situazione facile da comprendere ma al tempo stesso molto difficile da risolvere perché la persona si è cristallizzata, persa, dentro questo bicchiere d’acqua, è quindi immobile incapace di osservare e analizzare, comprendere e legittimarsi nuove prospettive e nuovi punti di vista. 

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