Quando interrompere una psicoterapia che si è considerata inefficace? Questa è una domanda scomodissima sia per quanto riguarda il paziente che ha investito risorse sia per il terapeuta che deve fare i conti con un suo eventuale fallimento nel percorso terapeutico. Mi riferisco a tutte quelle situazioni in cui si è fatto un certo tipo di investimento, emotivo, temporale ed economico ma non si sono ottenuti i risultati desiderati. Ci sono due elementi che sono importanti da considerare: una componente temporale e delle caratteristiche tipiche del colloquio che, se non presenti, dovrebbero far sorgere qualche domanda.

La terapia inizia sempre con la fase di consultazione ovvero 34 incontri che servono al terapeuta per poter conoscere il paziente, l’universo del paziente e dare poi una restituzione. In questo periodo il paziente dovrebbe riuscire a sospendere il giudizio in quanto troppo presto per il terapeuta per dare una restituzione. Terminata la consultazione e ottenuta la restituzione da parte del terapeuta il paziente deve capire se il terapeuta sta lavorando nella direzione che lui si attende e risulta essere efficace. Un buon tempo per fare questa stima e valutare se interrompere il percorso è tra il settimo e il nono colloquio. Se in questo periodo non c’è stato alcun tipo di cambiamento e miglioramento quindi il paziente non ha mostrato una mobilità è importante considerare di interrompere il percorso. Le motivazioni di questa immobilità sono naturalmente specifiche per ogni situazione e possono essere tantissime.

Un secondo aspetto importante da tener presente per identificare una terapia inefficace è la ridondanza. In questi colloqui non ci sono nuovi contenuti, i contenuti non vengono progressivamente rielaborati sotto nuovi punti di vista ma si torna sempre a ripetere le stesse cose. In questi colloqui non ci si muove si una virgola cioè si torna sempre allo stesso argomento e allo stesso punto divenendo quindi colloqui pesanti e noiosi che non portano alcun vantaggio.

È quindi importante essere onesti sia lato paziente che terapeuta e riuscire a capire se è un momento di stallo, di difficoltà, se si deve procedere e proseguire o se si deve sospendere e interrompere.

 

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