Uno psicoterapeuta può rifiutare la presa in carico di un paziente? La risposta è sì e questo può accadere per motivi molto diversi. Vediamoli insieme.

Il terapeuta può avere motivi etici e deontologici

  • conoscenza diretta del paziente, di cui il terapeuta ha già un’immagine precostituita in testa che gli impedirebbe di essere neutrale
  • persona inviata da un paziente già in carico al terapeuta, come il marito o la moglie (a meno che non si tratti di terapia di coppia), i fratelli e sorelle o amici particolarmente intimi. In questo caso c’è una conoscenza indiretta, sviluppata attraverso la voce del paziente, ma che comunque forma nella mente del terapeuta un’idea che potrebbe fare da filtro

oppure motivi personali

  • paziente che porta domande che toccano argomenti tabù per il terapeuta, poichè risuonano con sue esperienze passate che preferisce tenere lontane dal lavoro
  • paziente che porta domande su tematiche per le quali il terapeuta non è preparato o che generalmente non tratta, solitamente perchè richiedono una specializzazione che non ha conseguito o perchè non ha mai maturato esperienza in quell’ambito

Quando un terapeuta rifiuta la terapia è buona norma offrire un’alternativa, accogliendo la domanda che il paziente porta provando a dare una risposta affidandolo ad un collega: il lavoro di equipe, che promuovo e sostengo, serve proprio a questo. A questo punto è libertà assoluta del paziente accogliere questa proposta o muoversi verso altre soluzioni.

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Se le emozioni che proviamo ci impediscono di vivere come vorremmo, al punto da condizionare negativamente la nostra vita, è il momento di chiedere aiuto.








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