“Dottore, dovrei tornare col mio ex?”. Questa è un’altra domanda che mi viene spesso fatta ed è un argomento spigoloso, perché ci sono rischi da ogni fronte, ci si trova in una situazione potenzialmente esplosiva, anche perché ci sono tanti diversi fattori da dover considerare.

C’è il detto per cui “la minestra riscaldata non è buona” e chi invece sostiene che tornare con l’ex può dare una seconda possibilità alla relazione. Idee che spesso, anche all’interno della stessa persona, sono molto diverse quando pensa, teorizza o ipotizza il potersi trovare in questa situazione, il che cosa farebbe. È la stessa cosa che succede con il tradimento, difatti molte persone dicono “ah se io dovessi essere mai tradito/a interromperei la relazione e non avrei più nulla da spartire con questa persona” e poi, trovandosi in questa situazione, scelgono di non interrompere la relazione. Tornare con l’ex si basa sul medesimo principio, è chiaro che sono molto più comuni e molto anche più conosciute le situazioni in cui il ritorno con l’ex è stato deleterio. Ci sono degli esempi illustri, pensate a Frida Kahlo e Diego Rivera, storia in cui Diego tradisce Frida con sua sorella e Frida chiede il divorzio, salvo poi tornare un anno dopo insieme a Rivera e risposarsi e innescare nuovamente tutto il sistema precedente, che poi di fatto è stato deleterio per entrambe le parti.

Quindi tornare o non tornare con l’ex? Non c’è una regola assoluta ma ci sono dei principi e delle considerazioni che devono essere ben tenute a mente, come comprendere il perché del voler tornare con l’ex (perché mi sento solo/a, ho paura di non riuscire più a trovare nessuno, faccio un compromesso con me stesso/a, mi manca la presenza ma non mi manca la persona, cioè è più importante per me avere qualcuno accanto che aver nello specifico quella persona). In tutti questi casi, se avete risposto sì ad almeno uno di questi, allora verosimilmente la relazione con l’ex sarà una relazione che degenererà alla svelta.

Diverso è se si vuole tornare con una persona nel momento in cui c’erano degli elementi che non funzionavano e si pensa che possa essere cambiato/a: quante volte si ricostruisce una relazione con un ex partendo dal presupposto che abbia promesso di esser cambiato/a salvo poi degenerare, perché di fatto nel momento in cui si torna con un/una ex a fronte della condizione sine qua non come ad esempio “mi serve che tu trasformi queste cose, perché questa cosa non può funzionare all’interno della nostra relazione” per fare questo occorre del tempo e sono poche le relazioni che sono in grado di trasformarsi in poco tempo e soprattutto su richiesta. La trasformazione è possibile quando è intrinseca, quindi quando inevitabilmente in funzione dell’evoluzione personale ci troviamo nuovamente trasformati e a quel punto magari siamo in grado anche di ricominciare una relazione. Non si può essere mai sicuri di una trasformazione da parte del partner, finché non si inizia nuovamente una relazione. Altrettanto vero è che i cambiamenti lampo non esistono quindi le promesse sul “ti giuro che sono cambiato/a” tendenzialmente lasciano il tempo che trovano e poi portano ad un secondo naufragio.

Esistono anche altre possibilità, ad esempio quella di tornare con l’ex storico o con l’ex con cui si è stati tanti anni prima. In questo caso la relazione è molto diversa, è una nuova relazione quindi io ho avuto questa frequentazione, magari neanche particolarmente importante, perché quando eravamo ragazzi ci siamo conosciuti e frequentati, dopodiché è passato del tempo e ognuno di noi ha costruito la propria vita e la propria storia e poi ci rincontriamo dopo tanti anni e riscopriamo un amore, che non ha niente a che fare con quello che abbiamo vissuto in precedenza e ci scopriamo nuovamente innamorati. Questa è una relazione con un ex che può funzionare, perché è passato molto tempo e c’è stato il tempo reciproco di andarsi a trasformare, poi potenzialmente riscegliersi, perché per tornare effettivamente con un ex l’altro deve essere reso tale. Questo è un fattore importantissimo da considerare, ovvero che quando si dice tornare con l’ex, esso/essa deve essere effettivamente un ex, cioè la relazione deve essere effettivamente chiusa, ci si deve essere detti reciprocamente che la relazione è finita e lo si deve reciprocamente credere. Tante volte quando si dice “sono tornata col mio ex/sono tornato con la mia ex” è perché in realtà si è innescata una guerra di logoramento in cui io faccio una cosa, tu ne fai un’altra, ci siamo effettivamente lasciati, frequentiamo altre persone ma ci sentiamo comunque connessi l’uno con l’altro e questo filo che ci unisce non è mai stato definitivamente reciso, fino a quando poi i segnali più o meno diretti che reciprocamente ci inviamo ci portano nuovamente ad un’unione: questo non è tornare con l’ex, questo è essere in una battaglia di posizione, in una situazione in cui di fatto ci costruiamo attorno l’infelicità, da un lato per la tristezza e la fatica di una relazione che non è stata chiusa per come si sarebbe dovuto fare e dall’altro per l’impossibilità di aprirci nuovamente ad una nuova relazione.

Tornare con un ex prevede che l’ex sia effettivamente tale e che quindi ci siamo messi nella condizione totale di poterlo o poterla perdere e di conseguenza abbiamo costruito altri pezzi della nostra vita prima di rincontrarlo/a, che è il motivo per cui quando si torna con un ex col quale si è stati magari 5, 6, 7, 10 anni prima di fatto è una nuova relazione, quando si ritorna insieme dopo poco tempo pochi mesi pochi giorni poche settimane allora lì non è una relazione interrotta, quella è stata semplicemente una relazione in crisi.

Quindi tornare con l’ex è sì possibile, a patto che sia effettivamente un ex. Tutto il resto fa parte delle difficoltà e dei turbamenti relazionali e interrompere la reazione solitamente viene visto come una strategia, come un modo anche per dare un significato relazionale comunicativo all’altro ma se viene utilizzato in maniera strumentale e strategica anche per potere in un qualche modo far sì che l’altro cambi per poi poterlo riprendere, l’esito diventa inevitabilmente fallimentare; uguale se il ritorno con l’ex è legato alla nostra paura di rimanere da soli, paura di non trovare più un partner, paura di non essere all’altezza, paura di ricominciare d’accapo, paura del giudizio sociale, abitudine, compromesso allora anche in questo caso ci si condanna inevitabilmente ad una relazione triste e potenzialmente volta ad un secondo naufragio.

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